L’esperienza della San Berillo Calcio Junior: Per spostare qualche centimetro serve spontaneità

L’esperienza della San Berillo Calcio Junior: Per spostare qualche centimetro serve spontaneità
14 Giugno 2021 ewa

Dall’incontro spontaneo tra un gruppo di ragazzini che tutti i pomeriggi si riunivano in strada per giocare a pallone e Dino Gigliuto, che al tempo viveva in via Reggio, a San Berillo vecchio, è nato il desiderio di creare una squadra di calcio di quartiere.

Nel 2017 prende vita la A.S.D. San Berillo Calcio Junior. Dino ha dipinto i confini di un campo da calcio a 7 in piazza Carlo Alberto, dove tutte le mattine tranne la domenica ha luogo la Fera ‘o luni, il mercato storico a cielo aperto più grande della città, e dove la squadra composta da una ventina di ragazzini tra gli 8 e i 14 anni e originari di una dozzina di paesi diversi ha così iniziato ad allenarsi tutte le domeniche pomeriggio. In queste occasioni non la si chiama più né piazza né fiera, ma campo sportivo Mustafa Doma, dedicato al primo giocatore libico, arabo e africano che giocò in Italia a partire dal 1928.

Dopo pochi mesi dall’inizio dei loro allenamenti, grazie anche al supporto della Palestra Popolare Polisportiva Etnea che ha realizzato le magliette, la squadra allenata da Luca Prete, Gaetano Anile, Salvo Amore e lo stesso Dino partecipò al primo torneo e nel 2019 al primo campionato.

A prescindere da chi abbia vinto o perso, il calcio – questo calcio, quello spontaneo, di strada – è diventato non solo occasione per condividere l’attività del gioco, che per sua natura ha come prima finalità il fatto stesso di giocare, ma anche pretesto per conoscere e comprendere meglio le dinamiche familiari e di quartiere vissute dai ragazzi, creando così un solido rapporto di fiducia tra le famiglie e gli allenatori.

Tutto ciò è stato e sarà, almeno per il momento, completamente autogestito e autofinanziato. Come sostiene lo stesso Dino, “per spostare qualche centimetro serve spontaneità”, e soprattutto serve continuare a guardarsi intorno e non abituarsi alle differenze. Purtroppo, siamo “pieni di idee ma continuiamo a confliggere tra di noi come ragazzini” anziché impegnarci insieme per un benessere collettivo.

Oggi la squadra ha anche una sua sede, il Baraccio, sito in via Antonio de Curtis, 34, che ha aperto nel 2019 e funge da club house, oltre che da bar, ma soprattutto vuole essere un modello di spazio vissuto, dove c’è condivisione di idee e di progetti. Come lo hanno definito i loro stretti amici e collaboratori del GRU (Gruppo di Resistenza Umana), il Baraccio è una sacca di resistenza umana.

Durante il mese di giugno verranno lanciati due laboratori pilota – uno sull’espressione corporea e uno sulla manipolazione ed il riciclo delle materie prime rivolti a ragazzine e ragazzini che vivono in quartiere e non solo, per testare il terreno e lanciare, a partire da settembre, altre attività laboratoriali extra-scolastiche dalla musica, al cinema, al corpo libero, al riciclo di materiali – all’interno di un progetto più ampio chiamato San Berillo Youth