Innovare i sistemi di welfare: un programma di ActionAid e Labsus di resilienza e contrasto alle diseguaglianze

Innovare i sistemi di welfare: un programma di ActionAid e Labsus di resilienza e contrasto alle diseguaglianze
9 Dicembre 2020 Andrea D'Urso

Welfare, pandemia e ruolo delle comunità

La pandemia COVID-19 ha portato ad un inasprimento delle disuguaglianze nel nostro paese e ad un acuirsi di bisogni senza risposta, soprattutto per le persone in condizioni di vulnerabilità. L’impatto dell’emergenza sanitaria, anche per la sua dimensione sociale ed economica, rischia nel breve e nel lungo periodo di portare a un restringimento nell’accesso ai diritti e ai servizi e a una conseguente maggiore necessità di co-progettare alternative a tutela di chi è più a rischio. Le stesse disuguaglianze, già registrate nel sistema scolastico e formativo tra regioni del centro nord e del sud, durante la pandemia hanno rivelato la loro estrema gravità, evidenziandosi particolarmente negli effetti sulla dispersione per i soggetti più fragili ed esclusi dall’ accesso alla Didattica a distanza.

Ora più che mai, risulta dunque necessario uno sforzo di ascolto e accompagnamento delle comunità nella costruzione di soluzioni a bisogni di welfare emergenti e complessi che mettano in rete e valorizzino le competenze dei diversi stakeholders – istituzioni, terzo settore, cittadinanza – e in grado di resistere e di evolversi nel tempo.

Nella transizione dei sistemi di governance delle politiche pubbliche, il ruolo attivo delle/i cittadine/i che perseguono fini di interesse generale trova ulteriore rafforzamento e piena dignità nella recente pronuncia n.131/2020 della CorteCostituzionale, sul ruolo delle comunità impegnate in interventi diretti a elevare i livelli di cittadinanza, coesione e protezione sociale. In un passaggio cruciale, la pronuncia afferma: “Si instaura, in questi termini, tra i soggetti pubblici e gli ETS, in forza dell’art. 55, un canale di amministrazione condivisa, alternativo a quello del profitto e del mercato: la «co-programmazione», la «co-progettazione» e il «partenariato» (che può condurre anche a forme di «accreditamento») si configurano come fasi di un procedimento complesso espressione di un diverso rapporto tra il pubblico ed il privato sociale, non fondato semplicemente su un rapporto sinallagmatico. Il modello configurato dall’art. 55 del Codici del Terzo Settore, infatti, non si basa sulla corresponsione di prezzi e corrispettivi dalla parte pubblica a quella privata, ma sulla convergenza di obiettivi e sull’aggregazione di risorse pubbliche e private per la programmazione e la progettazione, in comune, di servizi e interventi diretti a elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, secondo una sfera relazionale che si colloca al di là del mero scambio utilitaristico.” In questa direzione, i Patti di collaborazione forniscono alle esperienze di welfare di comunità uno strumento di governance concreto, agganciato ai contesti territoriali e fedele ai principi della co-programmazione.

Innovare i sistemi di welfare: le ragioni della sperimentazione di ActionAid e Labsus

La collaborazione tra ActionAid e Labsus ha come oggetto l’approfondimento della conoscenza di entrambe le organizzazioni sul tema dell’innovazione sociale legata alle politiche pubbliche, a partire dall’innovazione amministrativa come suo fondamento.

Innovare il sistema del welfare di comunità significa infatti anzitutto poter fare esperienza di un diritto nuovo, quello di prendersi cura dei servizi pubblici come beni comuni: parlare di servizi pubblici come beni comuni significa ridefinire i servizi di welfare come ibridi e condivisi. Vi sono questioni di strettissima attualità che riportano la nostra attenzione anzitutto sulla voglia di contribuire alla gestione dei beni comuni intesa come integrazione dei servizi, e non come sostituzione dei compiti istituzionali da parte dei cittadini attivi.

Occorre ridare importanza a una dimensione troppo spesso svilita e sottovalutata nei processi di ricostruzione, quando invece è fondamentale: quella dell’animazione della città e del territorio. Dalle riflessioni sulla scuola e sul verde attrezzato come beni comuni vorremmo passare ai servizi per le persone tradizionalmente escluse.

Infine, il rischio più grave che stiamo correndo è quello di «crisi di marginalizzazione irreversibili». In questo senso le azioni preventive diventano urgenti, chiedendosi anche quale valore preventivo abbia tutto il lavoro fatto in questi anni sul fronte dell’Amministrazione condivisa dei beni comuni, attraverso tutte quelle forme di ibridazione e condivisione dei servizi intesi come beni comuni.

Gli obiettivi della sperimentazione

L’avvio di esperienze di welfare di comunità in diversi territori d’Italia, con attenzione più accentuata al Sud e alle aree interne, ha come macro-obiettivo di favorire l’accesso ai diritti di persone in condizioni di vulnerabilità, attraverso l’identificazione di strategie di risposta a bisogni di welfare diversi a seconda dei territori, accomunate dalla collaborazione tra istituzioni, portatori e portatrici di diritto e realtà del terzo settore nello sviluppo di soluzioni innovative. I micro-progetti pilota definiranno un modello di governance ibrida e diffusa del welfare in chiave intersezionale, a partire da pratiche di co-produzione di welfare capaci di incidere sulle asimmetrie di potere coinvolgendo le e i destinatari di un servizio nella sua produzione.

Obiettivo dell’intervento sarà anche di indagare sulle possibili opportunità di generare nuove economie e nuove occasioni di lavoro nelle aree pilota. A partire dai patti di collaborazione e dalla loro intrinseca capacità di mettere in relazione le persone sia all’interno che all’esterno della comunità, si cercherà di capire se già esistono – o in caso negativo come possono essere create – le condizioni per strutturare micro filiere di produzione e distribuzione di beni o servizi nelle comunità di riferimento. Per fare ciò si possono prevedere momenti di analisi partecipata delle risorse presenti nella comunità e ragionare su quali strumenti esistono per la loro messa a sistema. Tali strumenti possono andare dalla creazione di micro filiere di prossimità (come gruppi di acquisto solidali, contratti di rete, distretti rurali o altre forme collaborative nei quali produttori di beni o servizi si coordinano tra di loro e con la comunità per meglio gestire una filiera di produzione a reciproco vantaggio di tutti e tutte), fino alla creazione di imprese sociali no profit quali ad esempio le cooperative di comunità o altre forme cooperative d’impresa nelle quali i soci e le socie siano in prevalenza i membri della comunità stessa che si organizzano per gestire servizi di utilità sociale generando anche reddito e occupazione. Le forme e le modalità di quest’attività non possono essere definite a priori ma varieranno in base al contesto di riferimento e a quanto verrà richiesto dalle comunità stesse.

Gli obiettivi specifici dell’intervento sono:

  1. co-progettare in 9 aree d’Italia interventi collaborativi, coinvolgendo istituzioni, cittadinanza e terzo settore, volti a rispondere ai bisogni di portatori e portatrici di diritto che non trovano risposta e che rischiano di aggravarsi nel contesto di attuale emergenza sanitaria e nel post-emergenza.
  2. elaborare richieste / raccomandazioni di policy da rivolgere alle istituzioni nazionali e locali per facilitare lo sviluppo di sistemi di welfare di comunità che mettano portatori e portatrici di dritto al centro della costruzione di risposte ai loro bisogni.

I risultati attesi del programma sono:

  • sperimentazioni di welfare di comunità in 9 località di Italia co-progettate con le realtà rilevanti sul territorio
  • accrescimento della conoscenza degli attori territoriali sul tema del welfare di comunità e della loro capacità di co-progettare interventi basati su una lettura dei bisogni di chi è più esposto/a a vulnerabilità
  • attivazione di scambio di conoscenze e competenze diverse tra territori e tra realtà coinvolte nelle sperimentazioni
  • elaborazione di richieste / raccomandazioni di policy da presentare alle istituzioni nazionali e locali
  • promozione di strategie di sostenibilità per le sperimentazioni avviate
  • accrescimento della conoscenza di ActionAid e Labsus sul tema dell’innovazione sociale.

Il programma sarà implementato in 9 aree d’Italia dove ActionAid e Labsus hanno in corso programmi o hanno identificato potenzialità e sviluppi innovativi e/o richieste di supporto nella co-creazione di interventi.

Le aree di sperimentazione

Nello specifico le aree di sperimentazione riguardano 6 regioni:

  • Puglia – con 3 sperimentazioni rispettivamente a Ginosa (Taranto), Brindisi, Parco Paduli (Lecce)
  • Calabria, nel quartiere Arghillà di Reggio Calabria
  • Sicilia, a Catania e Misilmeri (Palermo)
  • Marche, a Ussita (Macerata)
  • Piemonte, nei quartieri Aurora e Barriera di Milano di Torino
  • Lazio, in particolare con l’Ente Parco Appia Antica

Le attività di supporto a livello locale delle esperienze di welfare comunitario, saranno accompagnate da attività a livello nazionale, trasversali e comuni a tutte le esperienze.

La collaborazione porterà a sperimentare nuove proposte di intervento, a scalare esperienze di successo già consolidate adattandole a contesti diversi, a rafforzare pratiche promettenti che necessitano di ulteriore sviluppo, a seconda delle opportunità offerte dai diversi territori.

L’impianto dell’intervento nel suo insieme e in tutte le sue articolazioni territoriali sarà costruito sulla base di un’analisi intersezionale dei bisogni, imprescindibile a una lettura profonda del diverso grado di esposizione alle vulnerabilità di ogni tipo delle persone. L’intersezionalità sarà funzionale alla costruzione partecipata delle soluzioni di welfare che si proporranno, sia quale asse fondamentale del processo, sia nello stabilire obiettivi, risultati attesi e indicatori di performance. Infine, l’intersezionalità  sarà funzionale alla sfida alle cause profonde delle ingiustizie sociali che il programma si pone. In questa chiave l’impianto programmatico avrà come intendo di essere trasformativo delle cause strutturali delle diseguaglianze secondo un’analisi femminista del potere.