La drammaturgia di comunità a San Berillo #3 Lo spazio del quartiere

La drammaturgia di comunità a San Berillo #3 Lo spazio del quartiere
2 Marzo 2017 Andrea D'Urso

Come se si parlasse di San Berillo

 

«Non è facile discernere quale sia la causa e quale la conseguenza. Sono stati proprio quei muri che hanno conferito il loro carattere agli abitanti del quartiere, oppure, al contrario essi sono stati concepiti secondo il loro animo e il loro intendimento,  e costruiti per loro, per le loro esigenze e per le loro abitudini? Domanda superflua e vana. Non esistono costruzioni casuali, staccate dall’ambiente umano dal quale sono sorte, e dalle esigenze, dai desideri e dagli intendimenti degli uomini, allo stesso modo che non esistono linee arbitrarie e forme non motivate nell’architettura. E la genesi e la vita di ogni grande, bella e utile costruzione, come il suo rapporto con l’abitato nel quale è sorta, spesso portano con sé complessi drammi e misteriose storie. In ogni caso, una cosa è certa: tra la vita della gente del quartiere e questi muri sussiste un intimo, secolare legame. I loro destini sono talmente intrecciati gli uni agli altri, che non si possono né pensare né raccontare separatamente».

 

Ivo Andrić, Il ponte sulla Drina (1960)

 

 

Il corsivo è nella nostra immaginazione, anzi è il nostro immaginario che si è fatto spazio, pietra, città.

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