Lettera a un ministro

Lettera a un ministro
5 Giugno 2018 massimo finistrella

Catania, 4 giugno 2018

Il nascente governo dopo tre mesi di travaglio è riuscito a partorire. Un nuovo governo dovrebbe stimolare e incentivare al nuovo. Nuove idee, nuove regole, nuovi progetti, più aperture, possibilità, più servizio. Infatti la parola “Ministro” significa “essere al servizio dei cittadini”. Utilizzare il proprio incarico per facilitare ed equilibrare i diritti e doveri, e mai proporsi per ostacolare alcune fasce sociali di minoranza. Dopo mesi di trattative elaborate, con forti ritorsioni all’interno dei partiti e con le istituzioni, cosa dice Fontana al secondo giorno del nuovo governo? “Le famiglie o le unioni civili degli omosessuali non sono riconosciute”. Mi chiedo: con tutte le emergenze, i problemi che pesano sulle spalle degli italiani, il Ministro della Famiglia pensa ai gay. Ci lasci in pace! Non metta il suo occhio moralista dentro le case o nella stanza da letto dei diversi. Le priorità in questo paese sono il lavoro, l’istruzione, la sanità. Ad esempio per sottoporsi a indagini cliniche per tante patologie passano mesi. Quando arriva il giorno dell’esame forse dobbiamo portare i crisantemi al posto dell’indagine, è troppo tardi. Sono già deluso e scoraggiato, come cittadino, come gay, come essere umano. Signor Ministro, chiedo solo di fare silenzio su di noi. Silenzio non solo da parte delle istituzioni ma di tutta la società. Il problema degli italiani non sono i gay e le coppie di fatto, ma è la dittatura mascherata dalla parola democrazia.

Francesco Grasso

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